mercoledì 24 agosto 2011

8X1000, beneficenza obbligatoria per legge.

8X1000, beneficenza obbligatoria per legge.

In questi tempi di crisi si sente parlare sempre di più di manovre, riduzione dei costi della politica, tasse di solidarietà, lotta all’evasione fiscale, scudi fiscali.
Dopo anni di crisi economica anche il governo inizia ad accusare il colpo e deve ammettere che ci sono problemi a far quadrare i conti.

In questo ambito è facile che anche il popolo si interroghi su come fare, dato che i nostri politici non sanno che pesci prendere.

Dal basso si possono udire voci, che più che consigli sembrano lamenti di chi, vessato per decenni, chiede giustizia.

A tal proposito in questi giorni è tornato in voga il sempre aperto problema dell’8x1000, problema che se fino a qualche anno fa poteva essere marginale, ad oggi, in tempi in cui anche l’uomo qualunque è incollato dalla paura ai grafici della borsa di Milano, è tornato serissimo e in primo piano.

Tanto per iniziare, cosa è l’8x1000?

Come otto per mille viene definito il meccanismo con cui lo stato italiano ripartisce, in base alle scelte dei contribuenti, l'8x1000 dell'intero gettito fiscale IRPEF fra lo Stato stesso e alcune confessioni religiose, per scopi definiti dalla legge.

IRPEF sta per Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, ovvero sono le tasse che pagano i cittadini, in base a quello che essi guadagnano.
La pagano tutti i cittadini che hanno un reddito, dall’operaio all’imprenditore.

Di tutti i soldi pagati in questo modo lo stato destina l’8x1000 a 7 enti, in proporzione alle preferenze dei cittadini.

Questi 7 enti sono lo stato italiano e 6 religiosi, ovvero:

Chiesa cattolica

Chiesa valdese

Chiesa evangelica luterana

Unione delle comunità ebraiche

Unione chiese cristiane avventiste del settimo giorno

Assemblee di Dio

Per destinare il proprio 8x1000 ad uno di questi bisogna apporre la propria firma nello spazio dedicato nella propria dichiarazione dei redditi.

Anche l'otto per mille dell'IRPEF di chi non firma (mediamente il 60 per cento dei contribuenti), pure nei casi di pensionati ed esonerati dalla dichiarazione dei redditi, viene comunque ridistribuito tra i sette enti contendenti, secondo le percentuali calcolate in base a chi ha espresso una scelta.

Di fatto l’8x1000 è una sorta di “beneficenza obbligatoria” da destinarsi allo stato o ad enti religiosi, a cui è tenuto anche chi è ateo.

Purtroppo anche chi decide di destinare tale somma allo stato italiano si ritrova a fare beneficenza al Vaticano.

Qui il primo, controverso punto di questa storia:

Secondo i dati forniti da Wikipedia nel 2004 lo stato italiano ha così suddiviso i soldi derivanti dall’8x1000 a lui destinato:

44,64% conservazione beni culturali legati al culto cattolico

24,73% calamità naturali

23,03% conservazione beni culturali civili

4,44% fame nel mondo

3,16% assistenza rifugiati

Quindi, un ateo con poca simpatia verso enti religiosi sarà obbligato per legge a fare beneficenza in ogni caso ad un ente religioso, dato che anche nel caso di una sua scelta a favore dello stato italiano la metà dei suoi soldi finiranno per favorire la chiesa cattolica.

Un altro punto di scontro lo possiamo trovare sul metodo di ripartizione dell’8x1000 di coloro che non hanno espresso una scelta.

Ci sono molti italiani che non hanno necessità di chiedere rimborsi e detrazioni fiscali allo stato, per cui nonostante ci sia la possibilità anche gratuita di poter consegnare il proprio CUD con la firma sull’8x1000 rinunciano a questo loro diritto.

Tuttavia il loro 8x1000 verrà comunque destinato a qualcuno, in maniera proporzionale con coloro che hanno espresso preferenza.

Nell’anno 2001, relativo ai redditi del 2000, il 60% degli italiani non ha espresso nessuna scelta, il 35% a favore della chiesa cattolica, il 4% per lo stato italiano, e solo l’1% per le altre 5 religioni.

Secondo il metodo di ripartizioni quindi il vaticano ha di fatto preso l’87% del totale, lo stato il 10% e gli altri il 3%.

Quindi il Vaticano, al centro delle critiche di questi giorni, ha di fatto preso il 52% in più di quello che gli sarebbe spettato se il presupposto del volontariato obbligatorio non fosse legge.

Quell’anno ricevette 310 milioni di euro. Se il principio di “non ripartizione” fosse legge, invece avrebbe preso circa 125 milioni, meno della metà, tutti scaturiti da scelte di volontariato consapevoli, e non da prelievi obbligatori e ripartiti senza l’espressa volontà del cittadino.

I sostenitori ecclesiastici sostengono (ovviamente, nel loro interesse) che questo metodo è giusto, paragonandolo ad un sistema elettorale, senza però farci capire che nesso possa avere una tassa con l’elezione dei rappresentanti del popolo.

Un terzo punto è derivato dall’eticità di uno stato che ti obbliga a fare volontariato.
La beneficenza di per sé è un atto volontario. Quando una persona ci chiede l’elemosina siamo noi, volontariamente, che ci togliamo di tasca dei soldi e li doniamo.

Quando un ente chiede dei fondi per finanziare un progetto umanitario siamo noi che andiamo alle poste e gli inviamo il nostro denaro.

Questa è la beneficenza.

Quando lo stato ti trattiene dei soldi per darli ad enti religiosi non si può chiamare beneficenza.

La possiamo chiamare piuttosto LADRIFICENZA. Oppure TASSAFICENZA. Oppure ROBINFICENZA, in onore del ladro che toglieva ai ricchi per dare ai poveri.

Ma non beneficenza.

Molti sostenitori dello stato pontificio insistono su questo punto. Sostenendo che questi soldi vengono usati a fin di bene.

Per altri invece questi soldi servono a finanziare l’opulenza dell’alto clero.

Ad esempio nel 2006 e nel 2007 il miliardo di euro a loro disposizione è stato così ripartito:

35% - sostentamento dei sacerdoti

20% - interventi caritativi in Italia e nel terzo mondo

16% - alle diocesi

12% - nuova edilizia di culto

10% - altre iniziative nazionali (fondo per la catechesi, tribunali ecclesiastici, ecc.)

8% - beni culturali ecclesiastici

La prima voce di investimento non è quindi destinata alla carità, ma bensì al sostentamento del clero.

Clero che teoricamente si rifà agli insegnamenti di povertà predicati da Gesù Cristo, ma nella pratica gira in auto lussuose con vesti di sete pregiate, cappelli con filamenti d’oro e pietre preziose e scarpe di Prada.

Cercando su Internet ho letto (anche se non posso citare fonti accreditate) che un anno la chiesa cattolica ha speso per la pubblicità circa 9 milioni di euro, incrociando questo dato con un altro, che dice che quel 20% di interventi caritativi sono composti del 12% in Italia e 8% all’estero, possiamo dire che il vaticano ha investito 8 milioni di euro in interventi caritativi all’estero, ovvero meno di quanto spende per pubblicizzarsi.

Pertanto decade un mito del volontariato obbligatorio per fini umanitari ed emerge piuttosto una tassa per il sostentamento del clero, una cosa non molto etica per uno stato europeo e civile.

Un quarto problema è la discriminazione religiosa.

Se vogliamo anche far passare il concetto che sia obbligatorio per legge sostentare gli enti religiosi con le tasse di tutti i cittadini, atei compresi, si deve dare la possibilità a tutte le religioni di poter accedere a questi fondi, anche con il sistema attuale.

Tuttavia non è così.

A parte il Vaticano e la comunità ebraica sfido chi non è esperto in materia a dirmi cosa sono le altre 4 professioni. A parte qualcosa riguardo la chiesa evangelica luterana che si studia a scuola (dal lato storico piuttosto che religioso) cosa è la Tavola Valdese? E le Chiese avventiste del settimo giorno? Le Assemblee di Dio in Italia?

Tuttavia è palese anche ad occhio inesperto che manchino altre religioni ben più famose: l’islam, il buddismo, l’induismo, i testimoni di Geova.

Alcune di queste hanno fatto richiesta di poter entrare a far parte dei possibili beneficiari, alcuni hanno già firmato un’intesa che però deve essere ratificata dal parlamento.

L’ultima ad essere entrata nel parterre dei fortunati culti che possono beneficiare dell’8x1000 è stata la chiesa evangelica luterana con intesa del 1993 perfezionata con legge nel 1995.

Nel 2000 hanno concluso l’intesa anche l’unione buddista e la congregazione dei testimoni di Geova, nel 2007 c’è stata una revisione dell’intesa ma a tutt’oggi nessuna legge li ha inseriti nell’elenco.

Undici anni di attesa destinati ad aumentare. Difatti nel sistema di ripartizione dei voti inespressi l’ingresso di nuovi culti si traduce in un minor introito da parte del vaticano, stimabile in decine e decine di milioni di euro.

Secondo il mio modesto parere credo che le religioni non dovrebbero ricorrere a un prelievo fiscale obbligatorio per finanziarsi. Lo trovo vergognoso dal lato politico, ma anche umiliante dal lato umano, poiché esse dovrebbero appellarsi alla fede e al buon cuore dei propri fedeli e non usare sotterfugi legali.

Negli anni sono state avanzate tante proposte di revisione.

La migliore sarebbe usare e accorpare il metodo usato per il 5x1000.

Questo è difatti aperto a moltissime scelte, si può destinare i soldi tra gli altri alla ricerca scientifica, alla sanità, alle associazioni no profit e addirittura alle società sportive dilettantistiche. E nel caso non si effettui nessuna scelta i soldi rimangono interamente a disposizione dello stato.

Anche se ho nominato il problema della corruzione della chiesa cattolica non voglio qui entrare nel merito di come usa i propri soldi. Se i propri fedeli sono felici di vedere girare alti prelati con vesti di lusso mentre venerano un Cristo che è sempre vissuto in povertà sono affari loro.

Il problema è che non ritengo giusto che lo stato forzi il proprio popolo a pagare una “tassa pro (alcune) religioni”.

Il Vaticano sa bene che se non esistesse questa tassa non prenderebbe neppure il 35% delle firme attuali, dato che alcuni lo destinano a loro solo perché in ogni caso quell’8x1000 lo devono pagare e a quel punto pagati per pagati preferiscono darlo a loro.

Pertanto invito tutti voi a far girare questo articolo per sensibilizzare l’opinione pubblica su cosa è la vera beneficenza, quella nobile e spontanea, quella fatta consapevolmente e in totale libertà e su cosa è invece l’8x1000, che nulla con essa ha a che vedere.

martedì 2 agosto 2011

Gli hacker, la corruzione e la voglia di reagire.



Cosa sono gli hacker? Iniziamo da qui questa riflessione.
Come spesso succede nel mondo dell'informazione dominato da direttori che devono rendere conto al proprio soggetto politico di riferimento e non ai propri lettori, avviene che i termini si confondano e vengano snaturati.
E' capitato agli skinhead, confusi con i naziskin, come se ogni volta che ci troviamo di fronte una testa rasata volesse dire che ci troviamo di fronte ad un'estremista di destra.
Succede oggi con l'hacker.
Come si legge nelle prime righe di wikipedia l'hacker non è un criminale. Solitamente si mette alla prova per dimostrare le proprie capacità a se stesso e agli altri.
Difatti solitamente gli hacker non lasciano danni permanenti ai siti che colpiscono, nè utilizza i dati sensibili per scopi di lucro.
Da questo punto di vista anche i gruppi di Anonymous e Lulz Security non si distaccano, nonostante i tentativi dei media di screditarli.
Questi hacker tirano giù i pantaloni ai potenti, fondamentalmente. E questo non è mai un male.

Nel momento storico in cui i cittadini per avere giustizia si devono rivolgere a striscia la notizia (un raro caso in cui il dio share serve), le persone si attivano come possono per trovare lo sporco sotto le poltrone dei palazzi della politica.
Ognuno dà il suo contributo. E questo non è mai un male.

Succede che ogni anno il ministero dell'interno, quello della difesa, la GDF, la polizia, i carabinieri e altri enti statali o controllati dallo stato spendano milioni di euro per la sicurezza informatica dei loro database informatici.
Questo come in tutto il mondo dove la digitalizzazione ricopre una parte importante dell'amministrazione pubblica.
Per questi enti la società che se ne occupa è la Vitrociset di Roma.
E fin qui tutto bene (forse).
Poi però passano gli hacker e penetrano con una semplicità a dir poco DISARMANTE nei sistemi informatici di questa stessa ditta, razziando dati sensibili e modificando la homepage del loro sito.

Questo il loro comunicato:
«Abbiamo deciso di rivolgere la nostra attenzione su di voi, non potendo più ignorare il modo in cui i soldi dei cittadini vi vengono elargiti quotidianamente, grazie ad appalti e concorsi quantomeno di dubbia regolarità, da svariati enti pubblici e governativi, molti dei quali operanti nel settore difesa/sicurezza (Cnaipic, Enav, Ministero Della Difesa, Ministero dell'interno, Carabinieri, Polizia, Gdf), potete quindi immaginare l'espressione di stupore che si è dipinta sui nostri volti quando facendo alcuni test preliminari sui vostri sistemi abbiamo trovato non l'inespugnabile fortezza che ci aspettavamo, bensì un rudere fatiscente che anche un bambino dotato del tempo e della voglia necessari sarebbe riuscito a compromettere seriamente. E voi dovreste occuparvi di sicurezza ed affidabilità delle infrastrutture/sistemi IT dei più importanti enti ed istituzioni del nostro paese? Rideremmo fino a diventare cianotici, se non fosse per il semplice fatto che i soldi che percepite, oltre ad ammontare a cifre incommensurabili, non fossero i nostri. Vi auguriamo un buon week-end e una “calda” estate, fiduciosi che la nostra piccola scorribanda non verrà riportata dai media come l'ennesimo 'Attacco Terroristico ad opera degli arcinoti e temutissimi Anonymous & Lulzsec, ma come un semplice invito ad amministrare meglio i nostri soldi»

In una società civile comandata dai cittadini come minimo si dovrebbe aprire un'inchiesta, ma non come avverrà in Italia sui "pirati informatici" che non hanno piratato un bel niente, ma su come sia stato possibile che il server della ditta che fornisce sicurezza informatica ai più importanti database delle istituzioni italiane sia stato violato.
E da qui si dovrebbe di conseguenza indagare su come mai milioni di euro pubblici siano stati "regalati" ad una ditta di sicurezza informatica così fatiscente.

E' chiaro ad ogni cittadino di buon senso che siamo di fronte all'ennesimo caso di malaffare all'italiana, dove qualche Bisignani di turno ha passato il lavoro ad una ditta di software che non dovendo dimostrare a nessuno la qualità del proprio lavoro si può permettere di prendere milioni di euro per un lavoro dozzinale, in cambio di qualche favore o parte del denaro ricevuto.

Ad oggi non ci sono più valigette piene di soldi. Ci sono metodi più semplici e sicuri.
Per esempio far assumere come dirigente della stessa ditta un parente di chi deve decidere a chi dare l'appalto, con stipendi mostruosi che in realtà sono l'equivalente della vecchia valigetta che era l'emblema della prima repubblica.

Per questo chi ha veramente a cuore questo paese e ha la voglia di reagire a questo schifo che ci circonda non può soffermarsi sulle parole di un generale della polizia o sul politicotto chiamato a salvare l'immagine di qualcosa di insalvabile.
Deve vedere il nucleo del problema.
Deve ricordare che il fine giustifica i mezzi.
Deve spargere la voce perchè si sappia.
Deve conservere la parte indignata dentro di se.

Pertanto la prossima volta che vi parleranno di hacker non pensiate a terroristi, ma pensate piuttosto ai giustizieri mascherati (avete presente zorro? pensate che fosse un malvagio? eppure era detestato dalle autorità!), mascherati da una maschera di V per vendetta.