8X1000, beneficenza obbligatoria per legge.
In questi tempi di crisi si sente parlare sempre di più di manovre, riduzione dei costi della politica, tasse di solidarietà, lotta all’evasione fiscale, scudi fiscali.
Dopo anni di crisi economica anche il governo inizia ad accusare il colpo e deve ammettere che ci sono problemi a far quadrare i conti.
In questo ambito è facile che anche il popolo si interroghi su come fare, dato che i nostri politici non sanno che pesci prendere.
Dal basso si possono udire voci, che più che consigli sembrano lamenti di chi, vessato per decenni, chiede giustizia.
A tal proposito in questi giorni è tornato in voga il sempre aperto problema dell’8x1000, problema che se fino a qualche anno fa poteva essere marginale, ad oggi, in tempi in cui anche l’uomo qualunque è incollato dalla paura ai grafici della borsa di Milano, è tornato serissimo e in primo piano.
Tanto per iniziare, cosa è l’8x1000?
Come otto per mille viene definito il meccanismo con cui lo stato italiano ripartisce, in base alle scelte dei contribuenti, l'8x1000 dell'intero gettito fiscale IRPEF fra lo Stato stesso e alcune confessioni religiose, per scopi definiti dalla legge.
IRPEF sta per Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, ovvero sono le tasse che pagano i cittadini, in base a quello che essi guadagnano.
La pagano tutti i cittadini che hanno un reddito, dall’operaio all’imprenditore.
Di tutti i soldi pagati in questo modo lo stato destina l’8x1000 a 7 enti, in proporzione alle preferenze dei cittadini.
Questi 7 enti sono lo stato italiano e 6 religiosi, ovvero:
Chiesa cattolica
Chiesa valdese
Chiesa evangelica luterana
Unione delle comunità ebraiche
Unione chiese cristiane avventiste del settimo giorno
Assemblee di Dio
Per destinare il proprio 8x1000 ad uno di questi bisogna apporre la propria firma nello spazio dedicato nella propria dichiarazione dei redditi.
Anche l'otto per mille dell'IRPEF di chi non firma (mediamente il 60 per cento dei contribuenti), pure nei casi di pensionati ed esonerati dalla dichiarazione dei redditi, viene comunque ridistribuito tra i sette enti contendenti, secondo le percentuali calcolate in base a chi ha espresso una scelta.
Di fatto l’8x1000 è una sorta di “beneficenza obbligatoria” da destinarsi allo stato o ad enti religiosi, a cui è tenuto anche chi è ateo.
Purtroppo anche chi decide di destinare tale somma allo stato italiano si ritrova a fare beneficenza al Vaticano.
Qui il primo, controverso punto di questa storia:
Secondo i dati forniti da Wikipedia nel 2004 lo stato italiano ha così suddiviso i soldi derivanti dall’8x1000 a lui destinato:
44,64% conservazione beni culturali legati al culto cattolico
24,73% calamità naturali
23,03% conservazione beni culturali civili
4,44% fame nel mondo
3,16% assistenza rifugiati
Quindi, un ateo con poca simpatia verso enti religiosi sarà obbligato per legge a fare beneficenza in ogni caso ad un ente religioso, dato che anche nel caso di una sua scelta a favore dello stato italiano la metà dei suoi soldi finiranno per favorire la chiesa cattolica.
Un altro punto di scontro lo possiamo trovare sul metodo di ripartizione dell’8x1000 di coloro che non hanno espresso una scelta.
Ci sono molti italiani che non hanno necessità di chiedere rimborsi e detrazioni fiscali allo stato, per cui nonostante ci sia la possibilità anche gratuita di poter consegnare il proprio CUD con la firma sull’8x1000 rinunciano a questo loro diritto.
Tuttavia il loro 8x1000 verrà comunque destinato a qualcuno, in maniera proporzionale con coloro che hanno espresso preferenza.
Nell’anno 2001, relativo ai redditi del 2000, il 60% degli italiani non ha espresso nessuna scelta, il 35% a favore della chiesa cattolica, il 4% per lo stato italiano, e solo l’1% per le altre 5 religioni.
Secondo il metodo di ripartizioni quindi il vaticano ha di fatto preso l’87% del totale, lo stato il 10% e gli altri il 3%.
Quindi il Vaticano, al centro delle critiche di questi giorni, ha di fatto preso il 52% in più di quello che gli sarebbe spettato se il presupposto del volontariato obbligatorio non fosse legge.
Quell’anno ricevette 310 milioni di euro. Se il principio di “non ripartizione” fosse legge, invece avrebbe preso circa 125 milioni, meno della metà, tutti scaturiti da scelte di volontariato consapevoli, e non da prelievi obbligatori e ripartiti senza l’espressa volontà del cittadino.
I sostenitori ecclesiastici sostengono (ovviamente, nel loro interesse) che questo metodo è giusto, paragonandolo ad un sistema elettorale, senza però farci capire che nesso possa avere una tassa con l’elezione dei rappresentanti del popolo.
Un terzo punto è derivato dall’eticità di uno stato che ti obbliga a fare volontariato.
La beneficenza di per sé è un atto volontario. Quando una persona ci chiede l’elemosina siamo noi, volontariamente, che ci togliamo di tasca dei soldi e li doniamo.
Quando un ente chiede dei fondi per finanziare un progetto umanitario siamo noi che andiamo alle poste e gli inviamo il nostro denaro.
Questa è la beneficenza.
Quando lo stato ti trattiene dei soldi per darli ad enti religiosi non si può chiamare beneficenza.
La possiamo chiamare piuttosto LADRIFICENZA. Oppure TASSAFICENZA. Oppure ROBINFICENZA, in onore del ladro che toglieva ai ricchi per dare ai poveri.
Ma non beneficenza.
Molti sostenitori dello stato pontificio insistono su questo punto. Sostenendo che questi soldi vengono usati a fin di bene.
Per altri invece questi soldi servono a finanziare l’opulenza dell’alto clero.
Ad esempio nel 2006 e nel 2007 il miliardo di euro a loro disposizione è stato così ripartito:
35% - sostentamento dei sacerdoti
20% - interventi caritativi in Italia e nel terzo mondo
16% - alle diocesi
12% - nuova edilizia di culto
10% - altre iniziative nazionali (fondo per la catechesi, tribunali ecclesiastici, ecc.)
8% - beni culturali ecclesiastici
La prima voce di investimento non è quindi destinata alla carità, ma bensì al sostentamento del clero.
Clero che teoricamente si rifà agli insegnamenti di povertà predicati da Gesù Cristo, ma nella pratica gira in auto lussuose con vesti di sete pregiate, cappelli con filamenti d’oro e pietre preziose e scarpe di Prada.
Cercando su Internet ho letto (anche se non posso citare fonti accreditate) che un anno la chiesa cattolica ha speso per la pubblicità circa 9 milioni di euro, incrociando questo dato con un altro, che dice che quel 20% di interventi caritativi sono composti del 12% in Italia e 8% all’estero, possiamo dire che il vaticano ha investito 8 milioni di euro in interventi caritativi all’estero, ovvero meno di quanto spende per pubblicizzarsi.
Pertanto decade un mito del volontariato obbligatorio per fini umanitari ed emerge piuttosto una tassa per il sostentamento del clero, una cosa non molto etica per uno stato europeo e civile.
Un quarto problema è la discriminazione religiosa.
Se vogliamo anche far passare il concetto che sia obbligatorio per legge sostentare gli enti religiosi con le tasse di tutti i cittadini, atei compresi, si deve dare la possibilità a tutte le religioni di poter accedere a questi fondi, anche con il sistema attuale.
Tuttavia non è così.
A parte il Vaticano e la comunità ebraica sfido chi non è esperto in materia a dirmi cosa sono le altre 4 professioni. A parte qualcosa riguardo la chiesa evangelica luterana che si studia a scuola (dal lato storico piuttosto che religioso) cosa è la Tavola Valdese? E le Chiese avventiste del settimo giorno? Le Assemblee di Dio in Italia?
Tuttavia è palese anche ad occhio inesperto che manchino altre religioni ben più famose: l’islam, il buddismo, l’induismo, i testimoni di Geova.
Alcune di queste hanno fatto richiesta di poter entrare a far parte dei possibili beneficiari, alcuni hanno già firmato un’intesa che però deve essere ratificata dal parlamento.
L’ultima ad essere entrata nel parterre dei fortunati culti che possono beneficiare dell’8x1000 è stata la chiesa evangelica luterana con intesa del 1993 perfezionata con legge nel 1995.
Nel 2000 hanno concluso l’intesa anche l’unione buddista e la congregazione dei testimoni di Geova, nel 2007 c’è stata una revisione dell’intesa ma a tutt’oggi nessuna legge li ha inseriti nell’elenco.
Undici anni di attesa destinati ad aumentare. Difatti nel sistema di ripartizione dei voti inespressi l’ingresso di nuovi culti si traduce in un minor introito da parte del vaticano, stimabile in decine e decine di milioni di euro.
Secondo il mio modesto parere credo che le religioni non dovrebbero ricorrere a un prelievo fiscale obbligatorio per finanziarsi. Lo trovo vergognoso dal lato politico, ma anche umiliante dal lato umano, poiché esse dovrebbero appellarsi alla fede e al buon cuore dei propri fedeli e non usare sotterfugi legali.
Negli anni sono state avanzate tante proposte di revisione.
La migliore sarebbe usare e accorpare il metodo usato per il 5x1000.
Questo è difatti aperto a moltissime scelte, si può destinare i soldi tra gli altri alla ricerca scientifica, alla sanità, alle associazioni no profit e addirittura alle società sportive dilettantistiche. E nel caso non si effettui nessuna scelta i soldi rimangono interamente a disposizione dello stato.
Anche se ho nominato il problema della corruzione della chiesa cattolica non voglio qui entrare nel merito di come usa i propri soldi. Se i propri fedeli sono felici di vedere girare alti prelati con vesti di lusso mentre venerano un Cristo che è sempre vissuto in povertà sono affari loro.
Il problema è che non ritengo giusto che lo stato forzi il proprio popolo a pagare una “tassa pro (alcune) religioni”.
Il Vaticano sa bene che se non esistesse questa tassa non prenderebbe neppure il 35% delle firme attuali, dato che alcuni lo destinano a loro solo perché in ogni caso quell’8x1000 lo devono pagare e a quel punto pagati per pagati preferiscono darlo a loro.
Pertanto invito tutti voi a far girare questo articolo per sensibilizzare l’opinione pubblica su cosa è la vera beneficenza, quella nobile e spontanea, quella fatta consapevolmente e in totale libertà e su cosa è invece l’8x1000, che nulla con essa ha a che vedere.

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